domenica 29 gennaio 2012

INCARICHI IN AMORE


Mi hai dato due incarichi. 1) Non telefonarti. 2) Non vederti. 
Adesso sono un uomo occupato. 
C’è anche un terzo incarico:non pensare a te. Ma tu non me l’hai affidato. 
(V. Šklovskij)

GIA' ADESSO E' TROPPO TARDI

Bisognerebbe sempre ascoltare le parole che diciamo e quelle che ci vengono dette. Il timbro della voce.. Quella risata.. l'eco di quel ti amo.. di quel ti voglio bene.. prestare attenzione a quel semplice come stai?. Contengono quasi sempre sussurri dell'anima che non sappiamo cogliere. Bisognerebbe ascoltare e incidere nell'anima quei piccoli sussurri in dono, che distrattamente non ascoltiamo. Non dovremmo viverli distrattamente perché potrebbe essere che non la sentiremo più quella voce.. che non rivedremo più quel volto.. e non riceveremo più in dono altri sussurri di parole.. E dire dopo mi dispiace sarà troppo tardi. Perché a volte già adesso è troppo tardi.. (S.Stremiz)

lunedì 16 gennaio 2012

L'AMORE PER UNA DONNA


Le donne sono come fiori: se cerchi di aprirli con la forza, i petali ti restano in mano e il fiore muore. Perché solamente con il calore si schiudono. E l'amore e la tenerezza insieme sono il sole per un donna. Avrei dovuto semplicemente amarla. Poi sarebbe stato tutto naturale. Perché una donna, quando si sente amata, si apre e dà tutto il suo mondo.
Fabio Volo

INIZIARE AD IMPARARE IN AMORE


Dopo un po' impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un'anima. 
E impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza. 
E inizi ad imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse. 
E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto, non con il dolore di un bimbo. 
E impari a costruire tutte le strade oggi perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani. 
Dopo un po' impari che anche il sole scotta, se ne prendi troppo. 
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori. 
E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte, e che vali davvero... 
Carla Troiani

L'ATTESA IN AMORE


ATTESA - tumulto d'angoscia suscitato dall'attesa dell'essere amato in seguito a piccolissimi ritardi (appuntamenti, telefonate, lettere, ritorni)…

“Sono innamorato? – Si, poiché sto aspettando”. L'altro, invece non aspetta mai. Talvolta, ho voglia di giocare a quello che non aspetta; cerco allora di tenermi occupato, di arrivare in ritardo; ma a questo gioco, io perdo sempre: qualunque cosa io faccia, mi ritrovo sempre sfaccendato, esatto, o per meglio dire in anticipo. La fatale identità dell'innamorato non è altro che: io sono quello che aspetta. R.Barthes

IMPORRE L'AMORE


Ho smesso di dire bugie perché ho perduto l'immaginazione ma non c'è nulla di affidabile nelle mie verità.
La storia di una certa ragazza mi fa ancora male, non trovo quello che cerco e quello che cerco ormai non può più essere lei, lei mi ha mandato a vedere se il gallo aveva fatto l'uovo e quando sono tornato e le ho detto di si mi ha mandato a quel paese e mi ha detto di non farmi più vedere. Per un po' ci ho provato, ma sai bene che quando l'amore si spegne è più freddo della morte. Il problema è che le due parti in causa non si spengono contemporaneamente e quando sei la parte ancora accesa preferiresti essere morto.
È incredibile come le parole possano imitare la saggezza. 
Se ti ostini a cercare qualcosa corri il rischio di trovarla.
Vorrei amare ancora, dare il meglio di me a una ragazza. Il problema è che non so cosa sia il meglio di me, non sono sicuro che ci sia un meglio in me.
Quando un aereo perde la rotta basta una manovra per ritrovare le coordinate ma quando un treno deraglia non c'è più molto che si possa fare.
C'era un'idea che mi ronzava in testa, cioè che magari non saremo mai in grado di capire del tutto qualcuno, tanto meno chi più amiamo, ma possiamo comunque amarlo senza riserve. Secondo me amare una persona è forse più facile che capirla ma molto più pericoloso perché l'amore fa sempre male. Si può cercare di capire qualcuno ma non si può cercare di amarlo. L'amore nasce involontario. L'amore può aumentare o diminuire fino a sfumare del tutto ma non si può imporre. A volte ci piacerebbe amare una certa persona, possiamo addirittura dire che quella persona ha tutte le qualità perché ci innamoriamo di lei ma questo non accade. Con uno sforzo più o meno grande ci si abitua a chiunque ma abituarsi non è amare. Non so se le mie idee sono giuste oppure assurde ma tendo a credere che l'amore esiste, che è un'invenzione dell'uomo e che ora è fuori controllo.
Quando si pensa all'amore le idee non hanno consistenza e forse è questo il motivo per cui i grandi filosofi hanno eluso l'argomento ma per quanto stucchevole è ovvio che la nostra piccola vita gira intorno a qualcuno che ha fatto di noi degli idioti felici o dei saggi pieni di risentimento.
Ognuno conosce l'odore del proprio corpo e lo accetta, il difficile è accettare odori altrui. L'amore è un patto tra odori, tra tipi di pus che cercano di convivere. Se arrivai al punto di stancarti del tuo stesso odore, cosa possono aspettarsi gli altri. L'ideale è stancarsi per primi ma questo non sempre accade.
... Odio la gente che capisce, non c'è nulla di più sporco e abbietto, capire è l'insulto peggiore, una balla in confezione regalo. Tra noi due non c'era bisogno di capire: io avevo il mio dolore pieno di parole e lei il suo silenzio.

Efraim Medina Reyes

lunedì 9 gennaio 2012

I GIRONI DELL'AMORE


Inferno 
Non sono stato amato e quindi non mi amo.
Ho bisogno d'amore ma ho paura d'amore. Vorrei essere amato ma ho paura di essere rifiutato un'altra volta. Non mi apro.
Non mi amo e quindi non riesco ad amare.
Vorrei amare, vorrei aprirmi ma ho paura di farlo, non sono capace di farlo, credo di non esserne in grado e allontano chi prova ad amarmi.
Non riesco ad amare e quindi non mi amano.
Non mi amano e quindi non mi amo… e il circolo continua. 


Purgatorio 
Non sono stato amato ma provo ad amarmi.
Provo ad amarmi e provo ad aprirmi.
Mi apro e vinco la paura del rifiuto.
Prendo fiducia in me e mi apro un altro po'.
Mi apro e vedo che non è così terrorizzante, che si può fare.
E anche se non sono stato amato provo ad amarmi…
e il circolo progredisce. 

Paradiso 
Mi amo perché sono stato amato.
Mi hanno fatto sentire importante e adesso lo sento anch'io.
Mi amo e sono amato.
Gli altri sentono la mia positività e il mio valore che anch'io sento. Così è facile per loro amarmi e aprirsi.
E anche per me è facile aprirmi e farmi amare.
Sono amato e mi amo.
E più intesso relazioni d'amore e più sento che sono capace d'amare, che sono una persona preziosa e importante…
e il circolo continua.» 

(dal web)

LA MIA FELICITA' SONO IO


“La mia felicità sono io, non tu,
non soltanto perchè tu puoi essere fugace,
ma anche perchè tu vuoi che io sia ciò che non sono.
Io non posso essere felice quando cambio
soltanto per soddisfare il tuo egoismo.
E non posso sentirmi felice quando mi critichi
perchè non penso i tuoi pensieri,
e non vedo come vedi tu.
Mi chiami ribelle.
Eppure ogni volta che ho respinto
le tue convinzioni tu ti sei ribellato alle mie.
Io non cerco di plasmare la tua mente.
So che ti sforzi di essere te stesso.
E non posso permettere che tu mi dica cosa devo essere…
Perchè sono impegnata ad essere me.”
Leo Buscaglia, Vivere Amare capirsi

domenica 8 gennaio 2012

IL DOLORE DEL CUORE


Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso. Lo stesso succede se una finestra sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete. 
Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio. 
Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l'eco di un cembalo o il rintocco di una campana. 
Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore. 
Se rumore c'è, è interno. 
Un urlo che nessuno all'infuori di te può sentire. 
Un boato così forte che le orecchie rintronano e la testa fa male. 
Si dimena nel petto come un grande squalo bianco intrappolato nel mare; ruggisce come la mamma orsa a cui è stato rapito il cucciolo. 
Ecco cosa sembra e che rumore fa. 
È un'enorme bestia intrappolata che si agita, presa dal panico; e grida come un prigioniero davanti ai propri sentimenti. 
L'amore è così…nessuno ne è indenne. 
È selvaggio, infiammato come una ferita aperta esposta all'acqua salata del mare, però quando si spezza il cuore non fa rumore. 
Ti ritrovi a urlare dentro e nessuno ti sente".

(Se tu mi vedessi ora - Cecelia Ahern)

venerdì 6 gennaio 2012

L'AMORE SI MISURA DAI GESTI


Non sono le parole che cambiano la realtà. Allo stesso modo non sono i “ti amo”, né quelli pronunciati per intero e neppure quelli rosa apostrofati da mille baci, a determinare il peso di un amore. Ci si misura dai gesti, dalle intenzioni non dette che spesso diventano fatti concreti, senza passare per il tramite delle parole. Ci parliamo, però spesso lo facciamo con l’ambiguità di frasi che non sono notizia di un dato di fatto, ma ombra per creare lo scenario della nostra rappresentazione. In un amore incanalato sui binari degli andirivieni, [...]
le parole che si dicono sono come fruscii che fan le foglie, direbbe D’Annunzio. Sono battute di un copione da recitare, che muoiono già nell’atto stesso di uscire dalle labbra, direi io, memore di quelle rare canzoncine che dicono la verità. Misura il vostro rapporto dagli atti e non lasciarti irretire dai balsami verbali che lui stende sul tuo cuore ferito. Quasimodo scrisse: “Le parole ci stancano, / risalgono da un’acqua lapidata; / forse il cuore ci resta, forse il cuore”. Il cuore. Ed anche la vita.
MINA

lunedì 2 gennaio 2012

ACCONTENTARSI DEL POCO IN AMORE


Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza...

Quelle come me passano innosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero...

Quelle come me sono quelle che,
nell'autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto...

Alda Merini

domenica 1 gennaio 2012

DIMENTICARE IN AMORE


E poi lentamente, molto lentamente, dimentichi. Le persone, quelle che sembravano indelebili sbiadiscono a poco a poco. 

Dimentichi. Li dimentichi tutti quanti. Persino quelli che dicevi di amare e quelli che amavi veramente. Sono gli ultimi a scomparire. E una volta che hai scordato abbastanza, puoi amare qualcun altro. -G. Zevin..

venerdì 30 dicembre 2011

AVERE L'AMORE CHE SI DESIDERA


Disse la giovane donna: «Avrò l'amore che desidero, un amore infinito, e non chiederò se mi ama poiché sempre e solo darò il mio amore.»

Disse l'uomo maturo: «Avrò l'amore di una sola donna, bella che mi aprirà il cuore, e scavalcherà le mie paure e picchierà sul mio muro.»

Disse il vecchio: «Per oltrepassare l'asticella dobbiamo porla all'altezza delle nostre gambe. Se la porremo a due metri sopra di noi allora è per non arrivare mai a superarla.»

lunedì 26 dicembre 2011

LE DONNE DIFFICILI

Sono le donne difficili quelle che hanno più amore da dare..
ma non lo danno a chiunque.
Quelle che parlano quando hanno qualcosa da dire.
Quelle che hanno imparato a proteggersi e a proteggere. Quelle che non si accontentano più.
Sono le donne difficili, quelle che sanno distinguere i sorrisi della gente, quelli buoni da quelli no.
Quelle che ti studiano bene, prima di aprirti il cuore.
Quelle che non si stancano mai di cercare qualcuno che valga la pena.
Quelle che vale la pena.
Sono le donne difficili, quelle che sanno sentire il dolore degli altri.
Quelle con l'anima vicina alla pelle.
Quelle che vedono con mille occhi nascosti.
Quelle che sognano a colori.
Sono le donne difficili che sanno riconoscersi tra loro.
Sono quelle che, quando la vita non ha alcun sapore, danno sapore alla vita.
(Alma Gjini)

IL NON DETTO IN AMORE

Non Ti Ho Detto

Di non sfuggire a me
Mi troverai come una sorgente
Ovunque vai in quel miraggio

Persino se mi abbandoni
Con rabbia per centomila anni
Alla fine ritornerai
Visto che sono la tua casa finale.

Non ti ho detto
Di non essere ingannato con
I lustrini nella vita
lo sono la tua realizzazione finale.

Non ti ho detto
Che sono il mare e tu sei il pesce piccolo
Meglio che rimani con me
Di non avventurarti sulle sponde secche.

Non ti ho detto
Di non andare verso la trappola
Come l'uccello allettato dall'esca
Ritorna da me, sono la tua forza illimitata.

Non ti ho detto
Altri spegneranno il tuo fuoco
Rimani con me chi ti mettero'à
In fiamme e scaldero'à la tua anima.

Non ti ho detto
Altri ti deluderanno
Perderai la fonte
Di conforto che ti ho trovato.

Se sei illuminato tramite
La lanterna del tuo cuore
Guidandoti verso la casa di Dio
Guardami, potrei essere la strada.

Jalal-ud-Din Rumi

domenica 9 ottobre 2011

IL DOLORE DI CHI LASCIA O ABBANDONA

da un mio estimatore ricevo il seguente filmato con relativa tradizione e commento:
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Buongiorno Professore. Il protagonista, sta prendendo la decisione di lasciare la sua donna e fa un discorso immaginario tra sè, rivolgendosi a lei: "Cara Katherine, ho deciso di lasciarti. Voglio dirti la verità, ma nella privacy della tua casa..."

Forse sta via...ggiando verso la sua casa e si prepara il discorso. Prosegue con altre frasi abbastanza consuete che immagino possano essere pensate e forse non sempre poi pronunciate da chi decide di abbandonare.

"A volte sento di esplodere... faccio finta di divertirmi... Ci eravamo promessi di non avere un legame, ma abbiamo un legame... Tu mi togli l'aria... Addio Katherine, vorrei averti amato."

Frasi abbastanza spietate, direi, come quelle che pensiamo ma poi non pronunciamo o diciamo con parole diverse.

Poi appare il palloncino. Il protagonista tenta di prenderlo perchè c'è attaccato un messaggio, ma riesce a farlo solo dopo averlo fatto involontariamente esplodere e spaventandosi.

Quando inizia a leggere il messaggio, la frase è la stessa frase d'inizio della sua immaginaria e non scritta lettera:

"Cara Katherine, ho deciso di lasciarti. Voglio dirti la verità, ma nella privacy della tua casa..."

Legge le sue stesse parole e si spaventa della loro crudezza.

Mi è piaciuto perchè mostra il dolore e il disagio di chi si sente in trappola e sta per lasciare, anch'egli soffrendo, senza poi sapere se effettivamente lo farà.

Mi piacciono le immagini, le pozzanghere, la strada che sembra un percorso obbligato con quella doppia linea continua ma da cui ad un certo punto il protagonista svolta. Mi piacciono la spiaggia con i resti di grandi alberi caduti o tagliati. Mi piace il palloncino, immagine per me di ciò che sfugge ed al tempo stesso è fragile. Cosa possa rappresentare lascio a Lei dire.

Credo di non aver mai visto così ben rappresentato il disagio di chi desidera uscire da una relazione, è piuttosto inconsueto e raro.

Spero sia piaciuto anche a Lei e che possa trovarlo utile per il suo lavoro.

con molta stima



























sabato 13 agosto 2011

L'AMORE SI RICONOSCE DAL DESIDERIO DI DORMIRE INSIEME

"Per loro la finalità dell'amore non era il piacere bensì il sonno che ne seguiva. Soprattutto lei non riusciva ad addormentarsi senza di lui. Tra le sue braccia, anche agitatissima, si addormentava sempre. Lui le sussurrava favole che inventava per lei, piccole sciocchezze, parole ripetute monotonamente, rassicuranti o scherzose.
Tomáš si diceva: fare l'amore con una donna e dormire con una donna sono due passioni non solo diverse ma quasi opposte. L'amore non si riconosce dal desiderio di fare l'amore (desiderio che si applica a un'infinita di donne) ma dal desiderio di dormire insieme (desiderio che si applica a una sola donna)" M. Kundera

sabato 30 luglio 2011

L'ETERNA DOMANDA DELL'AMANTE: "MI AMI ?"

- Mi ami?

- Ma sì, ti amo - rispondeva lui.

- Molto?

- Certo!

- Non ne hai amate altre, dimmi?

- Ma credi di avermi preso vergine? – rispondeva lui ridendo.

Emma piangeva ed egli si sforzava di consolarla infiorando con qualche freddura le sue proteste d’amore.

- Oh! E’ perché ti amo! – ripeteva lei. – Ti amo fino a non poter più fare a meno di te, sai? Qualche volta mi prende un tale desiderio di vederti, che mi sento straziare da tutte le furie dell’amore. Mi domando: <>. Oh! No, vero? Non ti piace nessuna? Ce ne sono di più belle, ma io, io so amare meglio! Sono la tua serva e la tua concubina! Tu sei il mio re, il mio idolo! Sei buono! sei bello! sei intelligente ! sei forte!

Egli aveva sentito dire tante volte quelle cose, che ora non vi trovava più nulla di originale. Emma somigliava a tutte le altre amanti, e il fascino della novità, cadendo poco a poco come un vestito, lasciava vedere a nudo l’eterna monotonia della passione, che ha sempre le stesse forme e lo stesso linguaggio. Non distingueva, quell’uomo tanto pratico, la diversità dei sentimenti sotto l’eguaglianza delle espressioni. Poiché labbra libertine o venali gli avevano mormorato frasi simili, credeva assai poco al candore di quelle di Emma. Non bisognava dar troppo peso, pensava, ai discorsi esaltati che nascondono gli affetti mediocri: come se la pienezza dell’anima non traboccasse talvolta con le più vuote metafore, perché nessuno mai sa dare l’esatta misura dei propri desideri, dei propri concetti, dei propri dolori, e la parola umana è come una caldaia di rame spaccato, su cui suoniamo melodie buone a far ballare gli orsi, mentre vorremmo intenerire le stelle.
(tratto da "Madame Bovary" di Flaubert)

lunedì 6 giugno 2011

IL DIRITTO DI ILLUDERSI NEL RAPPORTO D'AMORE

Siamo stati abituati a classificare la realtà con una terminologia  semplicistica ed univoca e a considerare l'amore soltanto come il luogo dell'estasi,della pacificazione,della totale comprensione;e la morte un'eterna nemica,testimone di uno scacco infinito,prova dell'assurdo che regola l'intero ciclo delle esistenze. E,sempre in questa prospettiva che con il tempo scopriamo angusta e inadeguata,i sentimenti non possono che dividersi in buoni e cattivi.
Stando così le cose,le azioni sarebbero sufficienti a fornirci la misura di un essere umano e la superficie delle parole basterebbe a darci la comprensione della voce che le pronuncia.
In questa giostra dei luoghi comuni e delle rassicuranti univocità,si colloca il sentimento amoroso che,inaspettatamente,spicca tra gli altri e se ne distingue.Senza dubbio vi è qualcosa di incomprensibile nell'esperienzaamorosa; l'oggetto del desiderio non si lascia ridurre,esaurire,banalizzare nel rapporto.
Nel momento in cui si incontra questa dimensione,tutto il mondo,che ci sembrava familiare,d'un tratto assume una diversa fisionomia.Il cambiamento maggiore avviene nel nostro modo di "sentire"le cose della vita:noi vediamo con occhi diversi.
Quando amiamo,l'energia che ci pervade deriva da nuove forze che ci conducono in una dimensione estranea,diversa da quella dei periodi in cui non amiamo.
E nessuno può amare pensando che quell'amore finisca,nessuno può amare pensando di morire o che quella esperienza sia limitata nel tempo.
Ecco perché è profondamente giustificata,allorché quel rapporto si spezza, la nostalgia,la sofferenza per qualcosa che è andato davvero perduto,in quanto nessun nuovo incontro potrà ridare vita a quella realtà.La sofferenza vera la conosciamo soprattutto in queste circostanze,è una scoperta,una rivelazione:
ora sappiamo che è l'unica cosa certa e pensiamo che essa non possa avere termine, esattamente come fino a poco tempo prima pensavamo che non potesse finire l'amore.
Qualcuno potrebbe rimproverarci dicendoci che avremmo dovuto prevedere la fine del sentimento,ma come avremmo mai potuto saperlo o immaginarlo?Non potremmo amare se lo sapessimo,se soltanto ipotizzassimo la caducità dell'esperienza amorosa.Con tutte le nostre forze,invece,nel momento in cui transitiamo per questa esperienza dobbiamo avere il coraggio di illuderci.
Penso che non esista età che non ci permetta di illuderci,perché è la struttura stessa di questo sentimento che suggerisce la sensazione dell'eternità.Basti solamente pensare ai ricordi,alla possibilità di rievocare i momenti lieti e di provare nuovamente,sia pure attutita dalla lontananza nel tempo e nello spazio,quella pienezza interiore che la persona amata sapeva regalarci,per avere una prova che nessun amore è mai stato inutile,dal momento che ci ha lasciato questa piccola ma preziosa rendita sentimentale.
Ma soprattutto,per quanto rancore possiamo sentire verso la persona che ci ha
causato tanta sofferenza,dobbiamo riconoscere che quel rapporto finito sia ancora presente in noi,in quello che ha fatto di noi, nel nostro essere cresciuti, maturati,trasformati.
E' vero,la fine di quella relazione ha comportato il prendere atto della nostra incompletezza;e questo è un vissuto doloroso,perché ci inchioda all'inadeguatezza,all'impossibilità di sentirci pieni e di essere inseriti nella dimensione dell'eterno senza una persona accanto.
Ma è anche,in assoluto,una conquista;e va ascritto a merito dell'amore questo farci vivere in prima persona il senso della nostra imperfezione che,come sappiamo,la rottura del rapporto ci ripropone.
Si potrebbe parlare di crudeltà dell'esistenza,ma nel momento in cui siamo testimoni e succubi di una devastazione interiore,la vita ci offre una chance che non dobbiamo lasciarci sfuggire:noi dobbiamo andare sino in fondo a questo vissuto,perché si tratta di uno di quei momenti che ci fanno capire, che ci fanno realmente conoscere chi siamo.
ALDO CAROTENUTO

venerdì 8 aprile 2011

NON POSSO VIVERE CON LEI, NON POSSO VIVERE SENZA DI LEI

Edward: Adesso capisco perchè volevo che mia moglie tornasse.
Era a causa di quello in cui mi aveva trasformato.
Non eravamo insieme da quindici minuti che già sentivo, e ancora più acutamente, anzi, forse per la prima volta acutamente, la totale oppressione, l'irrealtà del ruolo che mi aveva sempre imposto con la forza ostinata, inconscia, subumana che sanno avere certe donne.
Senza lei era il vuoto.
Quando pensai che mi aveva lasciato, io incominciai a dissolvermi, a cessare di esistere.
Ecco cosa mi aveva fatto!
Non posso vivere con lei: è intollerabile, adesso; non posso vivere senza di lei, perchè mi ha reso incapace di un'esistenza autonoma.
Ecco cosa mi ha fatto in cinque anni insieme!
Ha fatto del mondo un luogo in cui io non posso vivere se non nei suoi termini.
T.S. Eliot - The Cocktail Party

mercoledì 9 febbraio 2011

RIFLESSIONI PER SAN VALENTINO

“Mio caro Friedrich, ho dovuto fare l’esperienza che non c’è davvero nulla di più arduo che amarsi. È un lavoro, un lavoro a giornata, Friedrich, a giornata. Com’è vero Dio, non c’è altro termine.
Come se non bastasse, i giovani non sono assolutamente preparati a questa difficoltà dell’amore; di questa relazione estrema e complessa, le convenzioni hanno tentato di fare un rapporto facile e leggero, le hanno conferito l’apparenza di essere alla portata di tutti. Non è così.
L’amore è una cosa difficile, più difficile di altre: negli altri conflitti, infatti, la natura stessa incita l’essere a raccogliersi, a concentrarsi con tutte le sue forze, mentre l’esaltazione dell’amore incita ad abbandonarsi completamente...
... Prendere l’amore sul serio, soffrirlo, impararlo come un lavoro: ecco ciò che è necessario ai giovani. La gente ha frainteso il posto dell’amore nella vita: ne ha fatto un gioco e un divertimento, perché scorgono nel gioco e nel divertimento una felicità maggiore che nel lavoro; ma non esiste felicità più grande del lavoro, e l’amore, per il fatto stesso di essere l’estrema felicità, non può essere altro che lavoro. Chi ama deve cercare di comportarsi come se fosse di fronte a un grande compito: sovente restare solo, rientrare in se stesso, concentrarsi, tenersi in pugno saldamente; deve lavorare deve diventare qualcosa”.
(Da una lettera del poeta Rainer Maria Rilke ad un giovane amico)

martedì 11 gennaio 2011

RELAZIONI DI AMORE-ODIO

A meno che e fintanto che non accedete alla frequenza di consapevolezza della presenza, tutte le relazioni umane, e in particolare quelle intime, saranno profondamente imperfette e in definitiva disfunzionali.
Potranno sembrare perfette per un po’, come quando siete “innamorati” , ma inevitabilmente questa apparente perfezione verrà sconvolta quando avranno luogo con frequenza crescente litigi, conflitti, insoddisfazioni e violenze emozionali e perfino fisiche.
Sembra che la maggior parte delle “relazioni d’amore” diventi relazione di amore-odio entro breve tempo.
L’amore può allora in un batter d’occhio trasformarsi in attacchi selvaggi, sentimenti di ostilità o in una completa rinuncia all’affetto.
E’ considerato normale. Allora il rapporto per qualche tempo, mesi o anni, oscilla fra le polarità dell’ “amore” e dell’ “odio” e fornisce piacere e dolore in egual misura. Non è insolito per le coppie diventare dipendenti da questi cicli.
Il loro dramma le fa sentire vive. Quando l’equilibrio fra le polarità positiva e negativa va perduto e i cicli negativi, distruttivi, si ripetono con frequenza crescente, il che tende ad avvenire presto o tardi, allora entro breve tempo la relazione crolla definitivamente.
………………………..
il lato negativo di un rapporto affettivo è naturalmente più facile da riconoscere come disfunzione rispetto al lato positivo.
Ed è anche più facile riconoscere la fonte della negatività nell’altra persona piuttosto che vederla in se stessi.
Può manifestarsi sotto varie forme: ossessività, gelosia, controllo, chiusura in se’ stessi e risentimento inespresso, bisogno di avere ragione, insensibilità, esigenze emotive e manipolazione, impulso a litigare, criticare, giudicare, biasimare oppure attacco, collera, vendetta inconsapevole per il dolore passato inflitto da un genitore, rabbia e violenza fisica.
Dal lato positivo voi siete “innamorati” dell’altra persona.
Questo è dapprima uno stato profondamente soddisfacente. Vi sentite intensamente vivi. La vostra esistenza è all’improvviso diventata significativa perché qualcuno ha bisogno di voi, vi vuole e vi fa sentire speciali, e voi fate lo stesso nei suoi confronti.
Quando siete assieme, vi sentite completi.
Questa sensazione può diventare tanto intensa che il resto del mondo sbiadisce e diventa insignificante.
Tuttavia avrete forse notato che in tale intensità vi sono un senso di bisogno e una qualità di attaccamento.
Diventate dipendenti dall’altra persona, che agisce su di voi come una droga. Siete “su di giri” quando la droga è disponibile, ma perfino la possibilità che tale persona possa non esserci più per voi può condurvi a gelosia, ossessività, tentativi di manipolazione attraverso ricatti emotivi, biasimo e accuse: paura della perdita. Se l’altra persona vi lascia, questo fatto può far nascere la più intensa ostilità o l’afflizione o la disperazione più profonda. In un attimo la tenerezza affettuosa può trasformarsi in un attacco selvaggio o in un dolore orribile.
Dov’è finito l’amore? L’amore può trasformarsi nel suo contrario in un attimo?
Era amore in primo luogo o soltanto un attaccamento dovuto alla dipendenza?
Tratto da : "Il potere di adesso" di Eckhart Tolle

lunedì 10 gennaio 2011

IL MIO AMORE E ' COME UNA ROSA UNICA AL MONDO

" Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto. ".

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

" Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente. " disse.

" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe: non era che una volpe uguale a centomila altre, ma ne ho fatto il mio amico ed ora per me è unica al mondo. ".

E le rose erano a disagio.

" Voi siete belle, ma siete vuote. " disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi. Perché è lei che ho innaffiato. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa. " e ritornò dalla volpe.

" Addio. " disse.

" Addio. " disse la volpe. " Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. ".

" L'essenziale è invisibile agli occhi. " ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che l'ha resa così importante. ".

" E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

" Gli uomini hanno dimenticato questa verità, ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"

" Io sono responsabile della mia rosa…" ripetè il piccolo principe per ricordarselo.



Amore mio, mio piccolo principe, grazie per avermi addomesticata.
(TRATTO DA 'IL PICCOLO PRINCIPE')

venerdì 29 ottobre 2010

AVVICINARSI ALL'ALTRO COME ALTRO

«Avvicinarsi all'altro come altro» spiega perché sia tanto difficile per noi riconoscere l'altro in quanto tale e rispettare la differenza tra noi. Siamo stati abituati a ridurre l'altro a ciò che ci è proprio o a noi stessi. Al livello della coscienza come a quello dei sentimenti, siamo stati educati a rendere nostro quel che avviciniamo o che ci viene incontro. Il nostro modo di ragionare, il nostro modo di amare consiste spesso in un'appropriazione, sia attraverso una mancanza di differenziazione o una fusione, sia attraverso una trasformazione in un oggetto, un oggetto di conoscenza o di amore, che integriamo nel nostro mondo. Ci comportiamo così in particolare con quelli che ci sono più vicini, dimenticando che sono altri, differenti da noi, ma anche con lo straniero, accolto da noi a patto che lui, o lei, accetti di essere conglobato nei nostri modi di vivere, nei nostri costumi, nel nostro mondo.
Perdiamo così l'emozione e l'arricchimento che riceviamo dall'incontro con l'altro. E spesso è solo all'inizio di un incontro che l'altro ci tocca in una maniera globale e incontrollabile. Allora il mistero che l'altro rimane per noi ci comunica un risveglio, corporeo e spirituale al contempo. Dopo perdiamo questo risveglio, persino la percezione dell'altro svanisce. L'altro è diventato una parte di noi, a meno che non l'abbiamo rigettato. L'altro deve invece stare; insieme dentro e fuori da noi, non dentro o fuori.
L'altro ha un posto nella nostra interiorità, pur rimanendo esterno, estraneo, altro da noi.
Solo così continuerà a commuoverci ed illuminarci, senza che siamo capaci di catturare o fare nostra la reale origine del nostro stato.
Irigaray  Amo a te, Bollati Boringhieri, 1993

COME CI SI INNAMORA ?

" Come ci si innamora?Si casca? Si inciampa? Si perde l'equilibrio e si cade sui marciapiedi?ci si sbuccia il ginocchio, il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere sospesi sull'orlo del precipizio...? So che ti amo quando ti vedo, lo so anche quando ho voglia di vederti. Non un muscolo si è mosso, nessuna brezza agita le foglie. L'aria è ferma. Ho cominciato ad amarti senza fare un solo passo. Senza neanche un battito di ciglia. Non so neppure quando è successo. Sto bruciando. Troppo banale per te? No e lo sai. Vedrai. E' quello che capita. E' quello che importa. Sto bruciando. Non mangio più, mi dimentico di mangiare, mi sembra una cosa sciocca, che non centra. I miei pensieri straripano furiosi. Mi sto innamorando? Tipica scelta sciocca. Eppure l'amore mi tormenta come fosse dolore . C'è una faccia sola, l'unica che vedo quando dormo. Quando mi sfiorano i capelli, quando sbuccio un'arancia, quando guido la macchina, quando vado a dormire ogni notte senza te, nella mia testa ci sei sempre e solo te... E, amore mio, non ti spaventare se talvolta non fosse così: non sarebbe amore se fosse sempre uguale, non sarebbe amore se non avesse dubbi, non sarebbe sincero se non fosse altalenante...invece è vivo, vero, unico. Ho paura di stare con te, amore. [...] Sostienimi quando zoppicherò perchè io lo farò con te, sempre. Fidati della mia mano che ti sorregge come io mi fiderò della tua quando non ti sopporterò e vorrò fuggire. Insieme nulla farà più paura"     
da "Lettera d'amore" di C. Schine

mercoledì 6 ottobre 2010

PERCHE' E' DIFFICILE ROMPERE CERTE RELAZIONI

Perchè, una volta iniziate, è cosi' difficile rompere queste relazioni, rinunciare al partner che ci sta trascinando nei vortici di una danza dolorosa e che ci fa star male è tanto piu' difficile quanto piu' ci ricorda i nostri struggimenti infantili.

Se si ama troppo vuol dire che si sta cercando di superare le vecchie paure, le rabbie, le frustrazioni e le sofferenze dell'infanzia, e smettere significa rinunciare a un'occasione preziosa di aver trovato sollievo e di rimediare ai torti che ci sono stati fatti.

Se queste sono le fondamenta psicologiche inconsce che rendono comprensibile la PULSIONE (IN SEGUITO SI TRASFORMA IN COMPULSIONE E COERCIZIONE A RIPETERE, SENZA RIUSCIRE A SMETTERE) a restare con lui a dispetto della sofferenza, esse rendono ben poca giustizia all'intensità dell'esperienza reale e cosciente.

Sarebbe difficile esagerare il peso del carico emotvo che questo tipo di relazioni, una volta iniziate, comportano per la donna coinvolta.

Se cerca di rompere il suo rapporto con l'uomo che ama troppo, prova una scossa tremenda, come se una corrente di Volts stesse viaggiando lungo i suoi nervi e sprizzando da tutti i loro terminali.

Risorge l'antico senso di vuoto e le turbina intorno, spingendola in fondo al pozzo dove vive ancora il suo terrore infantile di essere sola, e dove sonnecchia una sofferenza che minaccia di risvegliarsi.

Questa specie di carica, la scintilla, l'alchimia, la pulsione a stare con l'altro e a fare in modo che il rapporto funzioni, non si ritrova con la stessa intensità in relazioni piu' sane e soddisfacenti, perchè non implicano la possibilità di far quadrare i vecchi conti, di prevalere su cio' che un tempo ci opprimeva.

E' questa eccitante prospettiva di raddrizzare vecchi torti, di conquistare l'amore perduto e di ottenere l'approvazione negata, la chimica inconscia che sta dietro l'innamoramento delle donne che amano troppo.

"LA PAURA DEL DISTACCO NELL'AMORE TOSSICO" di R. NORWOOD

SOLO NOI STESSE POSSIAMO RIEMPIRE I NOSTRI VUOTI

Quando le persone (soprattutto le Donne) sopportano comportamenti (soprattutto) maschili di un certo tipo, (privi di rispetto, per esempio), esse.... sopportano. Sono "Donne che amano troppo", amano in modo malato, usano vani tentativi per salvare situazioni ben poco remunerative per loro.

Ma la chiave per spiegare il mistero del loro attaccamento devoto a questi uomini, di solito si trova nelle loro esperienze infantili.

Quasi tutti da adulti, continuiamo a comportarci secondo il ruolo che avevamo adottato nella nostra famiglia d'origine. Per molte Donne che amano troppo, spesso questo ruolo consisteva nel negare i propri bisogni personali per cercare invece di provvedere ai bisogni degli altri membri della famiglia.

Forse eravamo costrette dalle circostanze a crescere troppo in fretta, assumendo prematuramente le responsabilità di un adulto, perchè nostra madre o nostro padre erano troppo malati fisicamente o emotivamente per esercitare le funzioni di loro competenza nel modo più opportuno.

O forse la morte o il divorzio ci aveva private della presenza di uno dei genitori e noi cercavamo di riempire il vuoto, prendendoci cura sia di fratelli e sorelle, sia del genitore rimasto. Forse eravamo diventate la "mammina" di casa, mentre nostra madre lavorava per sostentare la famiglia.

O forse vivevamo con entrambi i genitori ma, poichè uno era frustrato o in collera o infelice, e l'altro non se ne curava e non mostrava alcuna comprensione, ci eravamo trovate nel ruolo di confidenti, e ascoltare i particolari dei loro rapporti ci imponeva uno stress emotivo troppo pesante. Ascoltavamo perchè avevamo paura delle conseguenze che ne avrebbe subìto il genitore infelice se non lo avessimo ascoltato, e temevamo anche di perdere il suo amore se non avessimo accettato il ruolo che ci era stato prescritto.

Così non potevamo difenderci, e neppure i nostri genitori ci proteggevano, perchè avevano bisogno di credere che fossimo più forti di quanto eravamo in realtà. Anche se eravamo troppo immature per questo compito, abbiamo finito per occuparci noi di proteggere loro. QUESTO ERA ACCADUTO QUANDO ERAVAMO TALMENTE GIOVANI CHE ABBIAMO IMPARATO A PRENDERCI CURA DI CHIUNQUE, MA NON DI NOI STESSE.

I nostri bisogni d'amore, attenzione, affetto e sicurezza erano ignorati, mentre facevamo finta di essere più forti e meno intimorite, più adulte e meno bisognose di quanto ci sentissimo in realtà.

E, avendo imparato a NEGARE IL NOSTRO BISOGNO DISPERATO di avere qualcuno che avesse cura di noi, da grandi abbiamo cercato altre occasioni per fare quello che avevamo imparato tanto bene: preoccuparci dei desideri e delle esigenze di qualcun altro, invece di riconoscere la nostra paura, il nostro dolore, i nostri bisogni ignorati.

Abbiamo finto per tanto tempo di essere adulte, chiedendo così poco e dando così tanto, che ormai sembra troppo tardi perchè possa venire il nostro turno di ricevere le attenzioni che non abbiamo mai avuto.

Così, continuiamo ad aiutare e aiutare, e a sperare che la nostra paura scompaia e che la nostra ricompensa sarà l'amore.

Ma solo noi stesse, potremo riempire questi vuoti, nessun altro, perchè se non si sana questa ferita, nessun altro, lo potrà fare.

"IL BISOGNO DI SENTIRSI NECESSARIA"di R.NORWOOD

lunedì 26 aprile 2010

TROVARE L'UOMO GIUSTO

- Lo sai perché mi sono innamorata?
- Dillo, ti supplico.
- Perché lui ha trovato il modo giusto per farmi innamorare.
- E tu vuoi che l'uomo che ami ti protegga e abbia cura di te...
- Certo.
- Vuoi che questo forte, ruggente e possente guerriero costruisca una fortezza dove puoi rifugiarti, in modo che tu non debba mai aver paura, non debba mai sentirti sola, non debba sentirti esclusa... È questo che cerchi, vero?
- Sì.
- Non lo troverai mai.
- Ma io l'ho già trovato.
- Be', non passerà molto che si costruirà lui una fortezza per sé, fatta con le tue tette, con la tua vagina, il tuo sorriso, il tuo odore... Una fortezza dove lui si sentirà al sicuro e così stupidamente virile che vorrà la tua riconoscenza sull'altare del suo c***o.
- Io l'ho trovato quest'uomo.
- No, tu sei sola, sei tutta sola, e non potrai liberarti di questa sensazione di completa solitudine finché non guarderai la morte in faccia. E poi neanche: guarda, questa non è che una stronzata romantica... Finché non sarai capace di guardare nella morte, nel buco del suo c**o, sprofondando in un abisso di paura. E allora forse, solamente allora forse riuscirai a trovarlo.
DAL FILM ULTIMO TANGO A PARIGI