mercoledì 9 febbraio 2011

RIFLESSIONI PER SAN VALENTINO

“Mio caro Friedrich, ho dovuto fare l’esperienza che non c’è davvero nulla di più arduo che amarsi. È un lavoro, un lavoro a giornata, Friedrich, a giornata. Com’è vero Dio, non c’è altro termine.
Come se non bastasse, i giovani non sono assolutamente preparati a questa difficoltà dell’amore; di questa relazione estrema e complessa, le convenzioni hanno tentato di fare un rapporto facile e leggero, le hanno conferito l’apparenza di essere alla portata di tutti. Non è così.
L’amore è una cosa difficile, più difficile di altre: negli altri conflitti, infatti, la natura stessa incita l’essere a raccogliersi, a concentrarsi con tutte le sue forze, mentre l’esaltazione dell’amore incita ad abbandonarsi completamente...
... Prendere l’amore sul serio, soffrirlo, impararlo come un lavoro: ecco ciò che è necessario ai giovani. La gente ha frainteso il posto dell’amore nella vita: ne ha fatto un gioco e un divertimento, perché scorgono nel gioco e nel divertimento una felicità maggiore che nel lavoro; ma non esiste felicità più grande del lavoro, e l’amore, per il fatto stesso di essere l’estrema felicità, non può essere altro che lavoro. Chi ama deve cercare di comportarsi come se fosse di fronte a un grande compito: sovente restare solo, rientrare in se stesso, concentrarsi, tenersi in pugno saldamente; deve lavorare deve diventare qualcosa”.
(Da una lettera del poeta Rainer Maria Rilke ad un giovane amico)

martedì 11 gennaio 2011

RELAZIONI DI AMORE-ODIO

A meno che e fintanto che non accedete alla frequenza di consapevolezza della presenza, tutte le relazioni umane, e in particolare quelle intime, saranno profondamente imperfette e in definitiva disfunzionali.
Potranno sembrare perfette per un po’, come quando siete “innamorati” , ma inevitabilmente questa apparente perfezione verrà sconvolta quando avranno luogo con frequenza crescente litigi, conflitti, insoddisfazioni e violenze emozionali e perfino fisiche.
Sembra che la maggior parte delle “relazioni d’amore” diventi relazione di amore-odio entro breve tempo.
L’amore può allora in un batter d’occhio trasformarsi in attacchi selvaggi, sentimenti di ostilità o in una completa rinuncia all’affetto.
E’ considerato normale. Allora il rapporto per qualche tempo, mesi o anni, oscilla fra le polarità dell’ “amore” e dell’ “odio” e fornisce piacere e dolore in egual misura. Non è insolito per le coppie diventare dipendenti da questi cicli.
Il loro dramma le fa sentire vive. Quando l’equilibrio fra le polarità positiva e negativa va perduto e i cicli negativi, distruttivi, si ripetono con frequenza crescente, il che tende ad avvenire presto o tardi, allora entro breve tempo la relazione crolla definitivamente.
………………………..
il lato negativo di un rapporto affettivo è naturalmente più facile da riconoscere come disfunzione rispetto al lato positivo.
Ed è anche più facile riconoscere la fonte della negatività nell’altra persona piuttosto che vederla in se stessi.
Può manifestarsi sotto varie forme: ossessività, gelosia, controllo, chiusura in se’ stessi e risentimento inespresso, bisogno di avere ragione, insensibilità, esigenze emotive e manipolazione, impulso a litigare, criticare, giudicare, biasimare oppure attacco, collera, vendetta inconsapevole per il dolore passato inflitto da un genitore, rabbia e violenza fisica.
Dal lato positivo voi siete “innamorati” dell’altra persona.
Questo è dapprima uno stato profondamente soddisfacente. Vi sentite intensamente vivi. La vostra esistenza è all’improvviso diventata significativa perché qualcuno ha bisogno di voi, vi vuole e vi fa sentire speciali, e voi fate lo stesso nei suoi confronti.
Quando siete assieme, vi sentite completi.
Questa sensazione può diventare tanto intensa che il resto del mondo sbiadisce e diventa insignificante.
Tuttavia avrete forse notato che in tale intensità vi sono un senso di bisogno e una qualità di attaccamento.
Diventate dipendenti dall’altra persona, che agisce su di voi come una droga. Siete “su di giri” quando la droga è disponibile, ma perfino la possibilità che tale persona possa non esserci più per voi può condurvi a gelosia, ossessività, tentativi di manipolazione attraverso ricatti emotivi, biasimo e accuse: paura della perdita. Se l’altra persona vi lascia, questo fatto può far nascere la più intensa ostilità o l’afflizione o la disperazione più profonda. In un attimo la tenerezza affettuosa può trasformarsi in un attacco selvaggio o in un dolore orribile.
Dov’è finito l’amore? L’amore può trasformarsi nel suo contrario in un attimo?
Era amore in primo luogo o soltanto un attaccamento dovuto alla dipendenza?
Tratto da : "Il potere di adesso" di Eckhart Tolle

lunedì 10 gennaio 2011

IL MIO AMORE E ' COME UNA ROSA UNICA AL MONDO

" Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto. ".

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

" Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente. " disse.

" Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe: non era che una volpe uguale a centomila altre, ma ne ho fatto il mio amico ed ora per me è unica al mondo. ".

E le rose erano a disagio.

" Voi siete belle, ma siete vuote. " disse ancora. " Non si può morire per voi. Certamente un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi. Perché è lei che ho innaffiato. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa. " e ritornò dalla volpe.

" Addio. " disse.

" Addio. " disse la volpe. " Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. ".

" L'essenziale è invisibile agli occhi. " ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

" E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che l'ha resa così importante. ".

" E' il tempo che ho perduto per la mia rosa…" sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

" Gli uomini hanno dimenticato questa verità, ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"

" Io sono responsabile della mia rosa…" ripetè il piccolo principe per ricordarselo.



Amore mio, mio piccolo principe, grazie per avermi addomesticata.
(TRATTO DA 'IL PICCOLO PRINCIPE')

venerdì 29 ottobre 2010

AVVICINARSI ALL'ALTRO COME ALTRO

«Avvicinarsi all'altro come altro» spiega perché sia tanto difficile per noi riconoscere l'altro in quanto tale e rispettare la differenza tra noi. Siamo stati abituati a ridurre l'altro a ciò che ci è proprio o a noi stessi. Al livello della coscienza come a quello dei sentimenti, siamo stati educati a rendere nostro quel che avviciniamo o che ci viene incontro. Il nostro modo di ragionare, il nostro modo di amare consiste spesso in un'appropriazione, sia attraverso una mancanza di differenziazione o una fusione, sia attraverso una trasformazione in un oggetto, un oggetto di conoscenza o di amore, che integriamo nel nostro mondo. Ci comportiamo così in particolare con quelli che ci sono più vicini, dimenticando che sono altri, differenti da noi, ma anche con lo straniero, accolto da noi a patto che lui, o lei, accetti di essere conglobato nei nostri modi di vivere, nei nostri costumi, nel nostro mondo.
Perdiamo così l'emozione e l'arricchimento che riceviamo dall'incontro con l'altro. E spesso è solo all'inizio di un incontro che l'altro ci tocca in una maniera globale e incontrollabile. Allora il mistero che l'altro rimane per noi ci comunica un risveglio, corporeo e spirituale al contempo. Dopo perdiamo questo risveglio, persino la percezione dell'altro svanisce. L'altro è diventato una parte di noi, a meno che non l'abbiamo rigettato. L'altro deve invece stare; insieme dentro e fuori da noi, non dentro o fuori.
L'altro ha un posto nella nostra interiorità, pur rimanendo esterno, estraneo, altro da noi.
Solo così continuerà a commuoverci ed illuminarci, senza che siamo capaci di catturare o fare nostra la reale origine del nostro stato.
Irigaray  Amo a te, Bollati Boringhieri, 1993

COME CI SI INNAMORA ?

" Come ci si innamora?Si casca? Si inciampa? Si perde l'equilibrio e si cade sui marciapiedi?ci si sbuccia il ginocchio, il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere sospesi sull'orlo del precipizio...? So che ti amo quando ti vedo, lo so anche quando ho voglia di vederti. Non un muscolo si è mosso, nessuna brezza agita le foglie. L'aria è ferma. Ho cominciato ad amarti senza fare un solo passo. Senza neanche un battito di ciglia. Non so neppure quando è successo. Sto bruciando. Troppo banale per te? No e lo sai. Vedrai. E' quello che capita. E' quello che importa. Sto bruciando. Non mangio più, mi dimentico di mangiare, mi sembra una cosa sciocca, che non centra. I miei pensieri straripano furiosi. Mi sto innamorando? Tipica scelta sciocca. Eppure l'amore mi tormenta come fosse dolore . C'è una faccia sola, l'unica che vedo quando dormo. Quando mi sfiorano i capelli, quando sbuccio un'arancia, quando guido la macchina, quando vado a dormire ogni notte senza te, nella mia testa ci sei sempre e solo te... E, amore mio, non ti spaventare se talvolta non fosse così: non sarebbe amore se fosse sempre uguale, non sarebbe amore se non avesse dubbi, non sarebbe sincero se non fosse altalenante...invece è vivo, vero, unico. Ho paura di stare con te, amore. [...] Sostienimi quando zoppicherò perchè io lo farò con te, sempre. Fidati della mia mano che ti sorregge come io mi fiderò della tua quando non ti sopporterò e vorrò fuggire. Insieme nulla farà più paura"     
da "Lettera d'amore" di C. Schine

mercoledì 6 ottobre 2010

PERCHE' E' DIFFICILE ROMPERE CERTE RELAZIONI

Perchè, una volta iniziate, è cosi' difficile rompere queste relazioni, rinunciare al partner che ci sta trascinando nei vortici di una danza dolorosa e che ci fa star male è tanto piu' difficile quanto piu' ci ricorda i nostri struggimenti infantili.

Se si ama troppo vuol dire che si sta cercando di superare le vecchie paure, le rabbie, le frustrazioni e le sofferenze dell'infanzia, e smettere significa rinunciare a un'occasione preziosa di aver trovato sollievo e di rimediare ai torti che ci sono stati fatti.

Se queste sono le fondamenta psicologiche inconsce che rendono comprensibile la PULSIONE (IN SEGUITO SI TRASFORMA IN COMPULSIONE E COERCIZIONE A RIPETERE, SENZA RIUSCIRE A SMETTERE) a restare con lui a dispetto della sofferenza, esse rendono ben poca giustizia all'intensità dell'esperienza reale e cosciente.

Sarebbe difficile esagerare il peso del carico emotvo che questo tipo di relazioni, una volta iniziate, comportano per la donna coinvolta.

Se cerca di rompere il suo rapporto con l'uomo che ama troppo, prova una scossa tremenda, come se una corrente di Volts stesse viaggiando lungo i suoi nervi e sprizzando da tutti i loro terminali.

Risorge l'antico senso di vuoto e le turbina intorno, spingendola in fondo al pozzo dove vive ancora il suo terrore infantile di essere sola, e dove sonnecchia una sofferenza che minaccia di risvegliarsi.

Questa specie di carica, la scintilla, l'alchimia, la pulsione a stare con l'altro e a fare in modo che il rapporto funzioni, non si ritrova con la stessa intensità in relazioni piu' sane e soddisfacenti, perchè non implicano la possibilità di far quadrare i vecchi conti, di prevalere su cio' che un tempo ci opprimeva.

E' questa eccitante prospettiva di raddrizzare vecchi torti, di conquistare l'amore perduto e di ottenere l'approvazione negata, la chimica inconscia che sta dietro l'innamoramento delle donne che amano troppo.

"LA PAURA DEL DISTACCO NELL'AMORE TOSSICO" di R. NORWOOD

SOLO NOI STESSE POSSIAMO RIEMPIRE I NOSTRI VUOTI

Quando le persone (soprattutto le Donne) sopportano comportamenti (soprattutto) maschili di un certo tipo, (privi di rispetto, per esempio), esse.... sopportano. Sono "Donne che amano troppo", amano in modo malato, usano vani tentativi per salvare situazioni ben poco remunerative per loro.

Ma la chiave per spiegare il mistero del loro attaccamento devoto a questi uomini, di solito si trova nelle loro esperienze infantili.

Quasi tutti da adulti, continuiamo a comportarci secondo il ruolo che avevamo adottato nella nostra famiglia d'origine. Per molte Donne che amano troppo, spesso questo ruolo consisteva nel negare i propri bisogni personali per cercare invece di provvedere ai bisogni degli altri membri della famiglia.

Forse eravamo costrette dalle circostanze a crescere troppo in fretta, assumendo prematuramente le responsabilità di un adulto, perchè nostra madre o nostro padre erano troppo malati fisicamente o emotivamente per esercitare le funzioni di loro competenza nel modo più opportuno.

O forse la morte o il divorzio ci aveva private della presenza di uno dei genitori e noi cercavamo di riempire il vuoto, prendendoci cura sia di fratelli e sorelle, sia del genitore rimasto. Forse eravamo diventate la "mammina" di casa, mentre nostra madre lavorava per sostentare la famiglia.

O forse vivevamo con entrambi i genitori ma, poichè uno era frustrato o in collera o infelice, e l'altro non se ne curava e non mostrava alcuna comprensione, ci eravamo trovate nel ruolo di confidenti, e ascoltare i particolari dei loro rapporti ci imponeva uno stress emotivo troppo pesante. Ascoltavamo perchè avevamo paura delle conseguenze che ne avrebbe subìto il genitore infelice se non lo avessimo ascoltato, e temevamo anche di perdere il suo amore se non avessimo accettato il ruolo che ci era stato prescritto.

Così non potevamo difenderci, e neppure i nostri genitori ci proteggevano, perchè avevano bisogno di credere che fossimo più forti di quanto eravamo in realtà. Anche se eravamo troppo immature per questo compito, abbiamo finito per occuparci noi di proteggere loro. QUESTO ERA ACCADUTO QUANDO ERAVAMO TALMENTE GIOVANI CHE ABBIAMO IMPARATO A PRENDERCI CURA DI CHIUNQUE, MA NON DI NOI STESSE.

I nostri bisogni d'amore, attenzione, affetto e sicurezza erano ignorati, mentre facevamo finta di essere più forti e meno intimorite, più adulte e meno bisognose di quanto ci sentissimo in realtà.

E, avendo imparato a NEGARE IL NOSTRO BISOGNO DISPERATO di avere qualcuno che avesse cura di noi, da grandi abbiamo cercato altre occasioni per fare quello che avevamo imparato tanto bene: preoccuparci dei desideri e delle esigenze di qualcun altro, invece di riconoscere la nostra paura, il nostro dolore, i nostri bisogni ignorati.

Abbiamo finto per tanto tempo di essere adulte, chiedendo così poco e dando così tanto, che ormai sembra troppo tardi perchè possa venire il nostro turno di ricevere le attenzioni che non abbiamo mai avuto.

Così, continuiamo ad aiutare e aiutare, e a sperare che la nostra paura scompaia e che la nostra ricompensa sarà l'amore.

Ma solo noi stesse, potremo riempire questi vuoti, nessun altro, perchè se non si sana questa ferita, nessun altro, lo potrà fare.

"IL BISOGNO DI SENTIRSI NECESSARIA"di R.NORWOOD

lunedì 26 aprile 2010

TROVARE L'UOMO GIUSTO

- Lo sai perché mi sono innamorata?
- Dillo, ti supplico.
- Perché lui ha trovato il modo giusto per farmi innamorare.
- E tu vuoi che l'uomo che ami ti protegga e abbia cura di te...
- Certo.
- Vuoi che questo forte, ruggente e possente guerriero costruisca una fortezza dove puoi rifugiarti, in modo che tu non debba mai aver paura, non debba mai sentirti sola, non debba sentirti esclusa... È questo che cerchi, vero?
- Sì.
- Non lo troverai mai.
- Ma io l'ho già trovato.
- Be', non passerà molto che si costruirà lui una fortezza per sé, fatta con le tue tette, con la tua vagina, il tuo sorriso, il tuo odore... Una fortezza dove lui si sentirà al sicuro e così stupidamente virile che vorrà la tua riconoscenza sull'altare del suo c***o.
- Io l'ho trovato quest'uomo.
- No, tu sei sola, sei tutta sola, e non potrai liberarti di questa sensazione di completa solitudine finché non guarderai la morte in faccia. E poi neanche: guarda, questa non è che una stronzata romantica... Finché non sarai capace di guardare nella morte, nel buco del suo c**o, sprofondando in un abisso di paura. E allora forse, solamente allora forse riuscirai a trovarlo.
DAL FILM ULTIMO TANGO A PARIGI

mercoledì 10 marzo 2010

IL CUORE HA LE SUE RAGIONI

144. Noi conosciamo la Verità non soltanto con la ragione, ma anche con il cuore. In quest'ultimo modo conosciamo i princípi primi; e invano il ragionamento, che non vi ha parte, cerca d'impugnare la certezza. I pirroniani, che non mirano ad altro, vi si adoperano inutilmente. Noi, pur essendo incapaci di darne giustificazione razionale, sappiamo di non sognare; e quell'incapacità serve solo a dimostrare la debolezza della nostra ragione, e non come essi pretendono, l'incertezza di tutte le nostre conoscenze. Infatti, la cognizione dei primi princípi - come l'esistenza dello spazio, del tempo, del movimento, dei numeri -, è altrettanto salda di qualsiasi di quelle procurateci dal ragionamento. E su queste conoscenze del cuore e dell'istinto deve appoggiarsi la ragione, e fondarvi tutta la sua attività discorsiva. (Il cuore sente che lo spazio ha tre dimensioni e che i numeri sono infiniti; e la ragione poi dimostra che non ci sono due numeri quadrati l'uno dei quali sia doppio dell'altro. I princípi si sentono, le proposizioni si dimostrano, e il tutto con certezza, sebbene per differenti vie). Ed è altrettanto inutile e ridicolo che la ragione domandi al cuore prove dei suoi primi princípi, per darvi il proprio consenso, quanto sarebbe ridicolo che il cuore chiedesse alla ragione un sentimento di tutte le proposizioni che essa dimostra, per indursi ad accettarle.

Questa impotenza deve, dunque, servire solamente a umiliare la ragione, che vorrebbe tutto giudicare, e non a impugnare la nostra certezza, come se solo la ragione fosse capace d'istruirci. Piacesse a Dio, che, all'opposto, non ne avessimo mai bisogno e conoscessimo ogni cosa per istinto e per sentimento! Ma la natura ci ha ricusato un tal dono; essa, per contro, ci ha dato solo pochissime cognizioni di questa specie; tutte le altre si possono acquistare solo per mezzo del ragionamento.

Ecco perché coloro ai quali Dio ha dato la religione per sentimento del cuore sono ben fortunati e ben legittimamente persuasi. Ma a coloro che non l'hanno, noi possiamo darla solo per mezzo del ragionamento, in attesa che Dio la doni loro per sentimento del cuore: senza di che la fede è puramente umana, e inutile per la salvezza.

146. Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce: lo si osserva in mille cose. Io sostengo che il cuore ama naturalmente l'Essere universale, e naturalmente se medesimo, secondo che si volge verso di lui o verso di sé; e che s'indurisce contro l'uno o contro l'altro per propria elezione. Voi avete respinto l'uno e conservato l'altro: amate forse voi stessi per ragione?

(B. Pascal, Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino, 1967, pagg. 58-59)

lunedì 16 novembre 2009

IL VERO AMORE E' UNA 'SAUDADE' COSTANTE

La natura della saudade è ambigua: associa sentimenti di solitudine e tristezza, ma, illuminata dalla memoria, guadagna contorno e espressione di felicità. Quando Garrett l'ha definita come “delicioso pungir de acerbo espinho”, stava realizzando la fusione di questi due aspetti opposti nella formula felice di un verso romantico.
In generale, si vede nella saudade il sentimento di separazione e distanza da quello che si ama e non si ha.
Ma tutti gli istanti della nostra vita non vanno ad essere perdita, separazione, distanza? Il nostro presente, appena raggiunge il futuro subito lo trasforma in passato. La vita è un costante perdere. La vita è, perciò, una costante saudade.
C'è una saudade risentita. Quella che desidererebbe trattenere, fissare, possedere.
C'è una saudade saggia, che lascia le cose passare, come se non passassero. Liberandole dal tempo, salvando la loro essenza di eternità.
E' l'unica maniera, del resto, di dare loro permanenza: renderle immortali nell'amore.
Il vero amore è, paradossalmente, una saudade costante, senza nessun egoismo.
Della SAUDADE – Cecilia Meireles

RIFLESSIONI SULL'AMORE DI PROUST

In amore non può esserci tranquillità, perché il vantaggio conquistato non è che
un nuovo punto di partenza per nuovi desideri.

Non riusciamo a cambiare le cose secondo il nostro desiderio ma gradualmente il nostro desiderio cambia.
Non abbiamo saputo superare l'ostacolo come eravamo assolutamente decisi a fare, ma la vita ci ha condotti di là da esso, aggirandolo, e se poi ci volgiamo a guardare il lontano passato riusciamo appena a vederlo, tanto impercettibile è diventato.

I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero.
La memoria, nell'affievolirsi, li allenta; e, nonostante l' illusione di cui vorremmo essere vittime, e, con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere,inganniamo gli altri, noi viviamo soli.

L'uomo è l'essere che non puo' uscire da se', che non conosce gli altri se non in se medesimo, e che, se dice il contrario, mente.



Di tutti i modi di produzione dell’amore, di tutti gli agenti di disseminazione del male sacro, uno dei più efficaci è certo questo gran soffio d’ansia che passa a volte su di noi.
La sorte è segnata, allora: sarà lui, l’essere della cui compagnia godiamo in quell’istante, sarà lui che ameremo. Non c’è nemmeno bisogno che, prima, ci piacesse più di altri, e nemmeno altrettanto.
Occorreva solo che la nostra inclinazione per lui divenisse esclusiva.
E tale condizione si realizza quando - nel momento in cui non ne disponiamo - alla ricerca dei piaceri prodigatici dalla sua grazia si sostituisce bruscamente dentro di noi un bisogno ansioso che ha per oggetto quell’essere medesimo, un bisogno assurdo, che le leggi di questo mondo rendono impossibile soddisfare e difficile guarire - il bisogno insensato e doloroso di possederlo.

Quando amiamo, l'amore, troppo grande per poter essere interamente contenuto dentro di noi, s'irradia verso la persona amata, dove incontra una superficie che l'arresta forzandolo a tornare verso il punto di partenza, ed è questo "urto di ritorno"della nostra stessa tenerezza che noi identifichiamo con i sentimenti dell'altro e che c'incanta più che all'andata, giacchè non lo riconosciamo come proveniente da noi stessi.

Amare è un maleficio come quelli delle fiabe, contro cui non si puo' far niente
finche' l'incantesimo non sia passato.

"I ricordi che abbiamo gli uni degli altri, anche in amore, non coincidono".

"Un ricordo, un dolore, sono mobili. Ci sono giorni in cui fuggono così lontano che a stento li scorgiamo, e li crediamo andati via per sempre".


"Che peccato non avervi incontrata qualche settimana prima!
Vi avrei amata ; adesso il mio cuore è impegnato. Ma non importa, ci vedremo spesso perchè sono triste per l'altro mio amore e voi mi aiuterete a consolarmi."
Sorridevo fra me, pensando a questa conversazione perchè in quel modo avrei dato ad Andree l'illusione di non amarla veramente. Così non si sarebbe stancata di me e io avrei approfittato con gioia e dolcemente della sua tenerezza.

FERIRE L'ORGOGLIO DI UNA DONNA

“Mi è difficile riferirti i particolari della nostra nuova vita. Essa era costituita da una serie di puerilità incantevoli per noi, ma insignificanti per coloro ai quali le raccontassi. Tu sai che cosa vuol dire amare una donna, tu sai come si accorciano le giornate e con quale amorosa pigrizia ci si lasci trasportare all’indomani. Non ignori l’oblìo delle cose che nascono da un amore violento, fiducioso e condiviso. Qualsiasi essere, all’infuori della donna amata, sembra inutile nel creato. Si rimpiange di avere già gettato particelle di cuore ad altre donne, e non si intravede la possibilità di stringere una mano diversa da quella che si tiene tra le nostre. Il cervello non ammette lavoro o ricordo, niente di ciò che potrebbe distrarre dall’unico pensiero che gli è continuamente offerto.
Ogni giorno si scopre nella propria amante un nuovo fascino, una sconosciuta voluttà..”

“…Le donne permettono talvolta che si tradisca il loro amore, mai che si ferisca il loro orgoglio, e si ferisce sempre l’orgoglio di una donna quando, due giorni dopo essere diventato il suo amante, la si lascia, qualunque sia il motivo che si dà a quella rottura.”

(La signora delle camelie A. Dumas)

mercoledì 30 settembre 2009

ESSERE TUO SCHIAVO

Essendo tuo schiavo, che altro posso farese non attendere per ore ai desideri tuoi?Non ha per me valore il tempo, né incarichi ho da assolvere, finché tu non mi comandi.Né oso sgridare gli interminabili istantimentre, mio sovrano, guardo l’ora in tua attesa;né penso all’ amarezza del tuo distacco,quando tu al tuo servo hai detto addio.E neppure oso chiedere ai miei pensieri gelosi dove tu sia o cosa tu stai facendo:ma, come schiavo rattristato, non penso ad altro se non quanto felici fai coloro con cui ti trovi. L’amore è tale sciocco che, dei tuoi capricci, qualsiasi cosa tu faccia, egli non pensa male.
(Shakespeare)

UBRIACARSI DELLA PROPRIA DEBOLEZZA

Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il passato dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile desiderio di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della debolezza. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso”. Milan Kundera- L'insostenibile Leggerezza dell'Esser

giovedì 3 settembre 2009

STRATEGIA D'AMORE

«Certo, come un tempo avevo detto ad Albertine:
“Non vi amo” perché lei mi amasse,
“Dimentico quando non vedo” perché mi vedesse molto spesso,
“Ho deciso di lasciarvi” per prevenire qualsiasi idea di separazione,
così adesso era, perché volevo assolutamente il suo ritorno, che le dicevo: “Addio per sempre”;
perché volevo rivederla che le dicevo: “Riterrei pericoloso vedervi”;
perché vivere separato da lei mi sembrava peggio della morte che le scrivevo: “Avete avuto ragione, insieme saremmo infelici”».
Marcel Proust

LE RADICI DELL'AMORE

"L'amore è una pazzia temporanea, erutta come un vulcano e poi si placa. E quando accade, bisogna prendere una decisione.
Devi capire se le vostre radici si sono intrecciate al punto da rendere inconcepibile una separazione. Perché questo è l'amore.
Non è l'ardore, l'eccitazione, le imperiture promesse d'eterna passione, il desiderio di accoppiarsi in ogni minuto del giorno. Non è restare sveglia la notte a immaginare che lui baci ogni angoletto del tuo corpo.
No, non arrossire, ti sto dicendo qualche verità. Questo è semplicemente essere innamorati, una cosa che sa fare qualunque sciocco.
L'amore è ciò che resta quando l'innamoramento si è bruciato; ed è sia un'arte, sia un caso fortunato.
Tua madre ed io avevamo questa fortuna, avevamo radici che si protendevano sottoterra una verso l'altra, e quando tutti i bei fiori caddero dai rami, scoprimmo che eravamo un albero solo, non due.
Ma, a volte, i petali cadono senza che le radici si siano intrecciate.
(“Il mandolino del capitano Corelli” – Louis De Bernieres)

sabato 1 agosto 2009

ESTIRPARE L'AMORE


Quanto all’amore, non bisognava più contarci; ero probabilmente uno degli ultimi uomini della mia generazione ad amarmi abbastanza poco da essere in grado di amare qualcun altro. Non c’è amore nella libertà individuale, nell’indipendenza, è semplicemente una menzogna…Esther non amava l’amore, non voleva essere innamorata, rifiutava quel sentimento di esclusività, di dipendenza, ed era tutta la sua generazione a rifiutarlo con lei. Dopo decenni di condizionamenti e di sforzi, erano finalmente riusciti a estirpare dal loro cuore uno dei più vecchi sentimenti umani …in nessun momento della loro vita avrebbero conosciuto l’amore. Erano liberi.
(Houellbecq, 2005)

LEI MI MANCA


“Ma lei mi manca. So bene che è lei a mancarmi, non lo stupido fantasma di un desiderio irreale. Mi accompagna ovunque con la sua assenza, non riesco a scrollare da me la certezza che si trovi nella sua stanza e che tra poco scenderà la scala di legno rosso per venire da me, si infilerà nel letto e parleremo a bassa voce della giornata che sta per cominciare. Devo ragionarci sopra per rendermi conto che, quando tra poco mi sveglierò, aprirò gli occhi su un'altra stanza, situata in una città diversa e lei non ci sarà. Ma il giorno non viene. Finché l'oscurità mi accoglie (e così sarà per sempre), lei è, nei miei pensieri, nel cuore di questo pensiero che porto in me, nel cuore tenero e dolente di questo pensiero che in verità non è il mio, ma il suo, un pensiero nel quale lei mi prende con sé, mi protegge, mi ama come io la amo, nel nulla assopito della notte”.
Philippe Forest, Per tutta la notte, Alet 2006

lunedì 11 maggio 2009

IL MATRIMONIO COME SALVEZZA

….Il matrimonio moderno è soprattutto un'istituzione di salvezza e non di benessere. Ma gli psicologi, i consulenti matrimoniali, gli psichiatri ecc. continuano a ripetere che soltanto i matrimoni felici sono buoni matrimoni, ovvero che i matrimoni dovrebbero essere felici. In verità ogni percorso di salvezza passa anche per l'inferno. La felicità, nel modo in cui viene proposta ai coniugi d'oggi, rientra nella sfera del benessere e non in quella della salvezza. Il matrimonio è un'istituzione volta prima di tutto alla salvezza, per questo è così pieno di alti e di bassi; è fatto di sacrifici, di gioie e di dolori. Ciascun partner, ad esempio, prima o poi è destinato a scontrarsi con il lato psicopatico dell'altro, vale a dire con quel lato del suo carattere che non è modificabile e che tuttavia ha conseguenze dolorose per entrambi. Affinché il matrimonio non vada in pezzi, uno dei due partner deve arrendersi, e generalmente è proprio quello che nella relazione si dimostra meno psicopatico. Se uno dei due è emotivamente freddo, all'altro non resta che dimostrare in continuazione sentimenti d'amore, anche quando la reazione del partner è debole e spesso inadeguata. Tutti i buoni consigli che si danno alle mogli o ai mariti, del genere: “Questo non và bene, è intollerabile, una moglie/un marito non può lasciarsi trattare così”, sono perciò sbagliati e dannosi.
Un matrimonio funziona soltanto quando si riesce a tollerare proprio ciò che altrimenti sarebbe per noi intollerabile. E' logorandosi e smarrendosi che si impara a conoscere se stessi, Dio e il mondo. Come ogni percorso di salvezza, anche quello del matrimonio è duro e faticoso. Uno scrittore che crea opere di valore non vuole essere felice, vuole essere creativo. In questo senso raramente i coniugi riescono a portare avanti un matrimonio felice e armonioso come il tipo di matrimonio al quale, mistificando, gli psicologi vorrebbero far loro credere.
Il terrorismo legato all'immagine del ‘matrimonio felice' procura notevoli danni.
A.Guggenbuhl-Craig – Il matrimonio. Vivi o morti, Moretti e Vitale, Bergamo.

JUNG E L'AMORE

"Sia nella mia esperienza di medico che nella mia vita, mi sono trovato difronte al mistero dell'amore. E non sono mai stato capace di spiegare cosaesso sia. Qui si trovano il massimo e il minimo. Il più remoto e il piùvicino. Il più alto e il più basso. E non si può mai parlare di uno senzamai considerare anche l'altro. 'L'amore soffre ogni cosa e sopporta ognicosa', queste parole dicono tutto ciò che c'è da dire. Non c'è nulla daaggiungere. Perché noi siamo nel senso più profondo le vittime o i mezzi egli strumenti dell'amore cosmico. Essendo una parte l'uomo non può intendereil tutto, è alla sua merce. L'amore non viene mai meno, sia che parli con lalingua degli angeli sia che tracci la vita della cellula con esattezzascientifica risalendo fino al suo ultimo fondamento. Se possiede un granellodi saggezza l'uomo deporrà le armi e chiamerà l'ignoto con il più ignoto.Cioè con il nome di Dio. Sarà una confessione di imperfezione, didipendenza, di sottomissione ma al tempo stesso una sua testimonianza dellasua libertà di scelta tra la Verità e l'errore."
C.G.JUNG

ELOGIO DEL MATRIMONIO

"Molti hanno creduto che un buon matrimonio fosse la mutua promessa che nulla più sarebbe successo né per l'uno né per l'altra. Una mini-dépendance del museo Grévin, per la quale non è escluso che si possano ricevere sovvenzioni dallo stato - con tre o quattro spuntini di compleanno, infatti, e qualche giorno di festa di fine d'anno, l'affluenza dei visitatori è troppo ridotta perché la cosa possa autofinanziarsi. Soprattutto non muoversi, non respirare, non guardare né a destra né a sinistra, e l'effetto sarà perfetto. Esistono degli sposi-fossili, come esistono dei credenti-fossili. Sono coloro che aspettano dall'istituto del matrimonio come dall'istituzione della chiesa, che li proteggano dai disordini dell'amore e della fede. Questo tentativo disperato di tenere in vita la luce originaria del lampo, disinnescandone il pericolo mortale, avrebbe un che di quasi commovente se non avesse la pretesa di riuscirvi davvero! L'istituzione che mantiene il lampo sotto una campana, lo custodisce fissato dentro un reliquario, lo difende come un bottino di rapina, si rende colpevole verso la vita. La speranza che lo stesso bagliore possa conservarsi è la radice del dramma. Come se il fuoco del cielo si potesse tenere sotto un coperchio di tabernacolo! E sotto un globo di vetro, come una corona di sposa, la fiaccola dell'amore. Come se potessero perdurare in altro luogo che non sia il cuore acceso degli uomini e delle donne viventi! Quando il matrimonio non lascia che i venti folli della vita e del rinnovamento lo scuotano, quando la chiesa non si lascia spettinare dai sismi salutari dell'esperienza mistica, essi diventano regni dei morti. Consegnato corpo e anima all'istituzione, il matrimonio perde il filtro mortale e il nettare. Spogliato, disinfettato, vaccinato, messo sotto vuoto, non fermenterà, non conoscerà l'alto processo di distillazione che attraverso i mosti e le melasse raggiunge, all'altra estremità dell'alambicco, l'oro di distillati preziosi. Se l'istituzione è anche ferocemente mortifera, è perché teme il cambiamento, lotta contro di esso, e con ciò agisce contro la natura della vita che è incessante metamorfosi. Ogni istituzione finisce, presto o tardi, per affogare il figlio dell'amore nell'acqua sporca del bagno. La sola maniera che abbiamo di onorare la vita è di osare affrontarla di nuovo ogni giorno, senza gravarla delle nostre attese - osare l'unicità del giorno nuovo! Infatti il disastro non deriva forse dal nostro attaccamento a questa o a quella forma che l'amore ha assunto in un dato momento della nostra vita - il più delle volte al suo inizio - e dal nostro desiderio di conservarlo tale a ogni costo? Ma lo spirito è pura fluidità. Non smette di passare da una forma all'altra, sparisce di là, risorge qui, imprevisto, argento vivo, dove noi non l'aspettiamo - e le vecchie forme alle quali ci attacchiamo sono proprio quelle che lui ha abbandonato da tempo! E magari aspettiamo tutta una vita in piedi davanti alla casa abbandonata dall'(dalla) amato(a), quando, qualche via più in là, lei (lui) ci attende invano, ogni giorno, a un nuovo balcone. Pietà per coloro che si sposano per essere felici. Pietà per coloro che, per disgrazia, saranno troppo a lungo contenti di quella felicità anodina che si è loro augurata nel giorno delle nozze - troppo a lungo amanti dell'amore inoffensivo delle lune di miele! Pietà per coloro che saranno troppo a lungo fotogenici e presentabili come il giorno delle nozze! Sono fredde le gabbie di vetro, quando la luce delle vetrine si spegne! Il matrimonio ha per noi altre ambizioni. Il matrimonio non ci vuole presentabili, ci vuole vivi! - e ci farà perdere la faccia fino a che, sotto le nostre maschere, appariranno i nostri veri volti".
Christiane Singer, Elogio del matrimonio, del vincolo e altre follie

martedì 5 maggio 2009

NO, NON TI AMAVO

Ma agli occhi di Cecil, ora che stava per perderla, Lucy pareva sempre più desiderabile. Invece di guardarla distrattamente, ora la studiava, per la prima volta da che erano stati fidanzati… Il suo cervello si riprese dallo choc e, in un impeto di autentica devozione, esclamò: "Ma io ti amo, e credevo mi amassi anche tu"."No, non ti amavo", disse lei. "All'inizio ho creduto di amarti. Mi dispiace, avrei dovuto rispondere di no, anche alla tua ultima proposta di matrimonio"…"Non mi ami, è evidente. E forse fai bene. Ma mi farebbe un po' meno male, se sapessi perché"."Perché", le venne spontanea una frase, e decise di dirla. "tu non sai mantenere un rapporto di intimità con nessuno".Negli occhi di lui comparve un'espressione inorridita."Non intendevo dire proprio questo. Ma tu mi fai delle domande, anche se io ti imploro di non farlo, e devo pur dire qualcosa. Comunque si tratta di questo, più o meno. Quando non eravamo che semplici conoscenti mi consentivi di essere me stessa, ma ora non fai che proteggermi". La sua voce s'alzò di tono. "Non voglio essere protetta. Voglio decidere da sola cosa è giusto e cosa si addice a una signora. Volermi proteggere significa insultarmi. Forse non sono in grado di affrontare da sola la verità, ma devo riceverla di seconda mano per tuo tramite? Il posto di una donna! Tu disprezzi mia madre… io lo so… perché è convenzionale e parla sempre di pudding, ma, buon Dio!", e si alzò in piedi, "convenzionale, caro Cecil, sei tu, perché tu capisci le cose belle, ma non sai che fartene; e ti trinceri dietro l'arte e i libri e la musica, e vorresti che io facessi la stessa cosa. Ma io non mi farò soffocare, nemmeno dalla musica più esaltante, perché la gente è più esaltante ancora, ma tu non mi consenti di conoscerla. Ecco perché voglio rompere il fidanzamento. Tu eri nel tuo elemento finché ti attenevi alle cose, ma quando sei passato alle persone…". Qui si interruppe.
E. Morgan Forster, da Camera con vista

giovedì 2 aprile 2009

L'UOMO AMA ED ONORA L'UOMO FINCHE'...

Nulla c'è di più strano e di più fragile del rapporto tra uomini che si conoscano solo con gli occhi, che ogni giorno, persino ogni ora, s'incontrino, s'osservino, costretti, per etichetta o per capriccio personale, a conservare, senza salutarsi e neppure parlarsi, l'apparenza d'indifferente freddezza. Tra loro c'è inquietudine e curiosità sovreccitata, l'isterismo di un bisogno insoddisfatto, innaturalmente represso, di conoscenza ed espansività, e in particolare anche una specie di tensione rispettosa. Perché l'uomo ama ed onora l'uomo, finché non sia in grado di giudicarlo, e il desiderio è un prodotto di conoscenza imperfetta.
Un rapporto qualsiasi di conoscenza doveva necessariamente formarsi tra Aschenbach e il giovane Tazio, con gioia intensa l'anziano poté rilevare che interessamento ed attenzione non restavano del tutto incorrisposti. Che cosa, per esempio, aveva indotto il bello, quando la mattina faceva la sua comparsa sulla spiaggia, a camminare pian piano verso la capanna dei suoi, non più per l'assito dietro le cabine, ma esclusivamente per quello anteriore, attraverso la sabbia, accanto al posto di Aschenbach, e talvolta, senza necessità, vicinissimo a lui, sfiorando quasi la sua sedia e il suo tavolino? Su quell'oggetto fine e spensierato agiva davvero tanto l'attrazione, il fascino d'un sentimento superiore? Aschenbach aspettava ogni giorno la comparsa di Tazio e a volte, fingeva d'essere occupato, quando avveniva, e lasciava passare il bello apparentemente inosservato. Altre volte invece alzava gli occhi, e i loro sguardi s'incontravano. Posatissimi entrambi in quel momento. L'espressione colta e dignitosa del più anziano non tradiva nulla di un'ansia interiore, ma negli occhi di Tazio c'era un che di scrutante, un interrogare pensieroso, camminava indeciso, guardava a terra per sollevare poi, dolce, lo sguardo e, dopo esser passato, qualcosa nel suo portamento esprimeva che solo l'educazione gl'impediva di voltarsi.Tuttavia una volta, una sera, fu diverso.
I fraterni polacchi e la loro governante avevano disertato la cena nel salone. Aschenbach se n'era accorto con apprensione. Dopo cena, molto irrequieto non sapendo dove fossero, stava passeggiando, in abito da sera e cappello di paglia, davanti all'albergo, ai piedi della terrazza, quando d'improvviso vide spuntare, alla luce dei lampioni, le sorelle simili a suore con l'istitutrice e, a quattro passi dietro di loro, Tazio. Evidentemente venivano dal pontile dei vaporetti, dopo aver cenato, chissà per qual motivo, in città. Sull'acqua doveva aver fatto fresco; Tazio portava un giaccone blu alla marinara con bottoni d'oro e in testa il relativo berretto. Sole e aria non l'avevano bruciato, la pelle gli era rimasta giallino marmorea, come al principio; eppure quella sera sembrava più pallido del solito, fosse a causa del fresco o dello smorto chiarore lunare delle lampade. I sopraccigli proporzionati si disegnavano più nettamente, gli occhi s'eran fatti d'uno scuro profondo. Più bello di quanto sia possibile descrivere, e Aschenbach sentì, come già molte altre volte, con dolore che la parola riesce solo a esaltarla la bellezza sensuale, ma non a ritrarla.
Un brano tratto da MORTE A VENEZIA di Thomas MANN

LA DONNA ONESTA

A ogni donna onesta, che non fosse brutta, poteva capitar facilmente di vedersi guardata con strana insistenza da qualcuno; e se colta all'improvviso, turbarsene; se prevenuta della propria bellezza, compiacersene. Ora a nessuna donna onesta, nel segreto della propria coscienza, sarebbe sembrato di commettere peccato in quell'istante di turbamento o di compiacenza, carezzando col pensiero quel desiderio suscitato, immaginando in uno sprazzo fuggevole un'altra vita, un altro amore... Poi la vista delle cose attorno richiamava, ricomponeva la coscienza del proprio stato, dei propri doveri; e tutto finiva lì... Momenti! Non si sentiva forse ciascuno guizzar dentro, spesso, pensieri strani, quasi lampi di follia, pensieri inconseguenti, inconfessabili, come sorti da un'anima diversa da quella che normalmente ci riconosciamo? Poi quei guizzi si spengono, e ritorna l'ombra uggiosa o la calma luce consueta.

Luigi Pirandello da L'esclusa

domenica 8 marzo 2009

LA PERSONA SBAGLIATA

Pensandoci bene, in tutto ciò che vediamo, viviamo intensamente, ascoltiamo e pensiamo non esiste una persona giusta per noi. Esiste una persona che, se ti fermi un attimo a pensare, è in realtà la persona sbagliata. Perchè la persona giusta fa tutto giusto, arriva puntuale, dice le cose giuste, ...fa le cose giuste... ...ma non è che abbiamo sempre bisogno delle cose giuste. , La persona sbagliata ti fa perdere la testa, fare pazzie, scappare il tempo ...morire d'amore. Verrà il giorno in cui la persona sbagliata non ti cercherà e sarà proprio in quel momento in cui vi incontrerete che il vostro donarsi l'un l'altra sarà più vero. La persona sbagliata è, in realtà, quello che la gente definisce una persona giusta. Quella persona ti farà piangere, ma un'ora dopo ti asciugherà le lacrime. Quella persona ti farà perdere il sonno, ma ti darà in cambio una notte d'amore indimenticabile. Quella persona forse ti ferisce e dopo ti riempie di gentilezze chiedendo il tuo perdono. Quella persona potrà anche non essere sempre al tuo fianco ma ti penserà in continuazione... E' bene che ci sia una persona sbagliata per ognuno di noi perché la vita non è sicura, niente qui è sicuro, quello che è proprio sicuro è che dobbiamo vivere, ogni momento, ogni secondo, amando, sorridendo, piangendo, emozionando, pensando, agendo, desiderando, ottenendo. E' solo così è possibile che si arrivi a quel momento della giornata, in cui diciamo:
"Grazie a Dio, è andato tutto come doveva andare"
Quando in realtà, tutto ciò che lui vuole, è che noi incontriamo la persona sbagliata, in modo che le cose inizino veramente a funzionare per il verso giusto per noi...
Luis Fernando Veríssimo

METAFISICA DELL'AMORE SESSUALE

"Si tratta di una passione tirannica e demoniaca, anzi metafisica, che nei gradi più alti della sua intensità è capace di travolgere tutto, anche la vita stessa di chi vi è irretito. E se ne capisce il perché, dice il filosofo, se si pensa che dall'amore dipende la perpetuazione della specie.Ma una cosa di tanta importanza non poteva essere lasciata all'arbitrio degli individui e così la natura ci ha dato l'istinto sessuale, la cui forza e infallibilità ci inducono a fare quello che non faremmo mai con la mera riflessione razionale. Tale istinto crea delle illusioni, facendoci credere che l'amplesso con una determinata persona ci procurerà una gioia infinita; ma poi, post rem, scopriamo con stupore che così non è. Intanto la natura ha ottenuto il suo scopo, quello appunto della riproduzione. Ciò che le sta a cuore, infatti, è la vita della specie e non quella degli individui, che essa considera semplici strumenti o zimbelli. Ogni amore, per quanto etereo possa apparire, è radicato nell'istinto sessuale; e non c'è alcuna differenza essenziale tra il cervo in fregola che bramisce e il poeta innamorato che scioglie inni alla sua bella. Lo scopo è sempre lo stesso, comunque lo si persegua: perpetuare la specie. L’istinto sessuale, di cui la natura si serve per i suoi fini, ci guida come un fuoco fatuo e poi ci lascia negli stagni."
(Metafisica dell’amore sessuale: l'amore inganno della natura/Arthur Schopenhauer.– Milano:Rizzoli, 1996 )

UNA DONNA SPEZZATA

"Quando succede agli altri sembra un avvenimento limitato, facile da isolare, da superare. In realtà, quando succede a noi, ci si trova assolutamente sole, in un'esperienza vertiginosa, cui l'immaginazione non si è mai neanche avvicinata".....
"Perchè non mi ama più? Bisognerebbe sapere perchè mi ha amata. E' una domanda che non ci si pone nemmeno. Anche se non si è nè orgogliosi nè narcisisti, è talmente straordinario essere chi siamo, è una cosa talmente unica, che ci sembra naturale essere unici anche per un altro. Lui mi amava, non c'era altro da dire. E per sempre, poichè io ero sempre io. (Ma quanto mi stupiva, nelle altre donne, quest'accecamento. Curioso che non si possa comprendere la propria storia se non aiutandosi con l'esperienza altrui, dato che la nostra non ci aiuta)."
("Una donna spezzata" di Simone de Beauvoir)

LE DONNE SONO TUTTE BELLE

Da giovani le donne sono quasi tutte belle... Poco importa che un viso sia proporzionato, che un corpo sia troppo magro o troppo pesante, c'è un momento in cui una donna è in possesso del potere della bellezza che ci è data in quanto donne. Spesso il momento è breve. A volte si presenta e noi neanche ce ne accorgiamo. Eppure ne resta traccia. Persino ora, alla mia tarda età, ne resta traccia. Se nel negozio di apparecchi acustici di Annecy, dove nel pomeriggio hai appuntamento con tuo padre, passi davanti a uno specchio, guardati, guardati i capelli appena lavati, guarda come invitano alle carezze. Guarda la tua spalla, quando ti lavi nel lavandino, e poi lascia scivolare lo sguardo nel punto dove i seni convergono, guarda il punto tra spalla e seno che si incurva come un alpeggio - per trent'anni ancora questo pendio attirerà lacrime, baci ardenti di passione, bambini febbricitanti, teste grevi di sonno, mani rovinate dal lavoro. Questa bellezza che non ha nome. Guarda con quanta gentilezza il tuo ventre digrada al centro dell'ombelico, come una begonia bianca in piena fioritura. Puoi carezzarne la bellezza. I nostri fianchi si muovono con una sicurezza che nessun uomo possiede; eppure sono una promessa di pace, i nostri fianchi, come la lingua della mucca per il vitello...
Ti dirò quali sono gli uomini che meritano il nostro rispetto. Quelli che lavorano senza risparmiarsi, per dar da mangiare ai loro cari. Quelli che danno con generosità tutto ciò che possiedono. E quelli che passano la vita a cercare Dio. Il resto è letame. Gli uomini non sono belli. Non sono fatti per trattenere qualcosa dentro di se. Non sono fatti per attirare con la pace che offrono. Ecco perchè non sono belli. Gli uomini possiedono un altro tipo di potere. Bruciano. Emanano luce e calore. Certe volte trasformano la notte in giorno. Spesso distruggono tutto. Sono fatti di cenere.
Noi di latte.
(una madre parla alla propria figlia in un racconto di John BERGER, Una volta in Europa, ed. Bollati Boringhieri)

giovedì 1 gennaio 2009

SUPERARE LA FINE DI UN AMORE

Io ancora non ho superato tutto . . . è passato appena un mese . . . ma mi sento molto meglio perchè al contrario delle altre volte sto'cercando di viverla nel modo migliore possibile . . quello di osservare bene il dolore che provo, il senso del possesso perduto. . . senza alcuna voglia che tutto finisca presto, non perchè sono masochista. . . ma perchè sono stanco di cercare di fuggire dal dolore . . .perchè sò che in questo modo dura di più . . .
Appena mi ha lasciato ho scritto questo, solo per me: farfalle notturne attratte incessantemente da fiamme che bruciano le ali... come un tossico in cerca di dosi... il sollievo è troppo breve e l'astinenza, puntuale torna sempre più pesante . . un'altra dipendenza da sfidare . . come il vortice di un remo nell ' acqua, cosi' vorro' mandar via la speranza . . che è l 'unica cosa che mi abbatte . . piu' del bruciore di un possesso perduto . . piu' di ogni goccia che scende dallo sguardo . . piu' dei mostri della notte . . e dei fantasmi del risveglio . . e ancora : piu' della paura delle strade divergenti . .la speranza abbatte muri e difese , la speranza coccola , tranquillizza, indebolisce e ogni volta spiana la strada al dolore cattivo, quello dell'autocommiserazione e dell ' orgoglio ferito .. . della dignita' mancata.. il dolore buono è qui' , ora , nel profumo di tutto cio' che rifiorisce . . nella chiassosa allegria degli uccelli . . e nelle voci gioiose che giungono dall ' altra riva .
Il dolore buono e solitario , silenzioso e non si racconta a nessuno , è l'energia sufficiente a sgretolare la speranza , è la consapevolezza di aver avuto quattro occhi . . che non vedevano per uno . . di aver parlato urlando con 2 voci , non essendo neppure sentiti . . ora appare cosi' la figura di quell ' essere che ho voluto con tutto il cuore . .e che per sempre se ne è andato . . e volo alto , perchè ho capito che vale piu' una fase di tristezza tenera e sincera, che l'oblio di una vita infelice . .perchè la tristezza riempie solo per svuotare . . . e svuota . . solo per riempire ancora , la coppa del nettare della gioia . .
meglio un dolore che urla , che una ferita sempre aperta . (utente anonimo del forum)

INNAMORATO SENZA SPERANZA

C'era un innamorato che amava senza speranza. Si ritirò del tutto nella propria anima e gli parve che il fuoco d'amore l'avrebbe consumato. Perdette il mondo, non vedeva più il cielo azzurro e il verde bosco, il torrente per lui non frusciava, l'arpa per lui non suonava, tutto era sprofondato e lui era caduto in miseria. Ma il suo amore cresceva e lui avrebbe preferito morire e rovinarsi piuttosto che rinunciare al possesso della bella donna che amava. Sentì allora che il suo amore avrebbe bruciato in lui ogni altra cosa, e l'amore divenne potente e tirò e tirò, e la bella donna dovette obbedire, venne, e lui era lì a braccia aperte per attirarla a sé. Ma quando gli fu davanti si era del tutto trasformata, e con un brivido egli sentì che aveva attirato a sé tutto il mondo perduto. Era davanti a lui e gli si arrendeva, cielo e bosco e torrente, tutto gli veniva in contro in nuovi colori, fresco e splendido, gli apparteneva, parlava il suo linguaggio. E invece di conquistare soltanto una donna egli aveva tra le braccia il mondo intero, e ogni stella del cielo ardeva in lui e scintillava voluttà nella sua anima. – Aveva amato e amando aveva trovato se stesso. Ma i più amano per perdersi "(Hermann Hesse)